La pittura di Nicolò Brezza è un luogo che non smette di interrogarsi. Le sue immagini nascono piatte e poi smettono di esserlo, escono dalla superficie e vanno incontro allo spazio che le ospita, cambiando peso, trasparenza, natura. Olio e lubrificanti attraversano tele e carte di diversa consistenza fino a renderle leggere, quasi aeree, immagini che stanno nell'aria prima ancora che alla parete.
Resta fedele ai criteri della pittura antica proprio per poterne prendere distanza. Ai maestri del Rinascimento chiede la prospettiva e il modo di abitare una stanza, e da lì costruisce ambienti in cui i dipinti si dispongono come presenze. Per lui la memoria non coincide con la tradizione, che tende a dimenticare gli eventi minuti, ma vive nei frammenti e nei dettagli, in ciò che di solito va perduto. Mollette di legno e reti da pesca, oggetti d'uso quotidiano, diventano il mezzo per percepire in altro modo forma e spazio.